Il mio primo parto

L’idea iniziale era che almeno una volta al mese mi sforzassi a pubblicare un articolo, ma come potete bene vedere, non ce l’ho fatta. Non è che non avessi tempo o cose da raccontare, anzi…, ma ogni volta che dovessi scrivere qualcosa, che fosse per piacere, dovere, lavoro, studio…ecc mi calava un’ansia da prestazione misto ad un blocco dello scrittore che mi mandava in crisi totale e così rimandavo tutto al giorno dopo..proprio come la dieta!🙂

Sono passati otto mesi da quando sono approdata in Colombia e devo ammettere che sono volati rapidissimi.

Ne se sono successe di cotte e di crude, ma se dovessi fare una classifica delle migliori, in pool position metterei il parto delle scrofe, grazie al quale ho capito che veterinaria non faceva per me!

Un paio di mesi fa avevo ho di passare il fine settimana a Nukanchi, la Riserva Naturale di ADC, un po’ per uscire dalla città e staccare e un po’ per passare due giorni a giocare con Pesto (il mio cane). Peccato che mai e poi mai avrei pensato di dover aiutare due scrofe a partorire!!

Intorno alle cinque di mattina, Don Jorge (il custode della riserva), battè alla porta della mia stanza chiedendomi aiuto con entrambe le scrofe  che avevano iniziato ad avere le contrazioni (solita fortuna…).

Mi disse:”Ho bisogno che mi aiuti a massaggiarle, mentre io vado a chiamare un signore per poterci aiutare.”

Perfetto! Molto bene, mi dico…io che di scrofe, massaggi e parti ne so moltissimo…non vedevo l’ora di trovarmi in questa bella situazione!IMG_0414

Don Jorge sparisce e a me iniziano i dubbi: come si massaggerà una scrofa? Si farà toccare da me? Le farà male? Ma soprattutto, dove la devo massaggiare? Movimenti circolari o diritti? Carezze o pressioni?!

E’ il panico! Non avevo assolutamente idea di che cosa dovessi fare!

Giunge un aiuto dal cielo o meglio dalla casa vicina: JosIMG_0432è, 8 anni di esperienza e di vita contadina, divertito dalla mia iper goffaggine. ridendo a crepa pelle mi spiega come massaggiare, cosa fare e mi osserva nella mia sfida con le scrofe.

Dopo 6 ore, “Jenny e Lucy” (perchè così le abbiamo chiamate) hanno iniziato a partorire!

Ero così felice che quasi mi mettevo a piangere dall’emozione! Bellissimo!

Con tanto sforzo sono nati otto nanetti rosa, uno più tenero dell’altro! Non troppi per la media, ma per abbastanza da farmi venire un paio di capelli bianchi.

Una volta rientrato, Don Jorge mi spiegò che era importante star lì nel momento del parto poichè, siccome nascevano avvolti in un strato di pelle, bisognava essere pronti a togliergliela via subito per permettere loro di respirare.

Ma la parte più difficile, nonchè la più tragica da parte mia, fu scoprire che ad ogni maialino bisognava tagliare i due dentini (sennò poteva far male alla madre mentre tirava il latte), chiudere l’ombelico con una spago e tagliargli il codino (sangue da tutte le parti), il tutto mentre questo piangeva disperato e la madre si arrabbiava furiosa!

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Risultato: io quasi svenivo! … quasi..ma, dopo dieci lunghe ore di parto ce l’abbiamo fatta!

Le madri erano sfinite (entrambe avevano avuto problemi) e noi di conseguenza eravamo a pezzi.

Giunta l’ora di pranzo han pensato bene di offrirmi un maialino arrostito che era nato morto (solita sensibilità contadina)… e vi lascio immaginare la mia faccia al vedermelo nel piatto, soprattutto dopo dieci ore che provavo a farlo nascere…vivo…!!

Ma la cosa peggiore, dal mio punto di vista, avvenne un paio di giorni dopo, quando alla porta di casa si presentò una mia collega con un piatto stracolmo di carne dicendomi: “Vale volevamo ringraziarti per la mano che ci hai dato durante questo fine settimana e siccome abbiamo dovuto abbattere Jenny per complicazioni da parto, te ne abbiam portato un chilo!Grazie mille!”carne maiale

 Posso piangere?!

La mia Jenny, con la quale avevo chiacchierato, scherzato e sostenuto nel momento del dolore e dello sforzo, adesso era in un piatto della mia cucina! Tutto ciò non era normale! Ma un po’ di tatto, ogni tanto era troppo chiederlo?!

Comunque, apparte il finale un po’ macabro, è stata una esperienza indimenticabile che mai e poi mai avrei pensato di poter vivere!

Questo serivizio civile mi sta regalando emozioni incredibilmente forti che mai e poi mai dimenticherò.

Dieci minuti di fama internazionale

E’ andata alla grande!

La sveglia è suonata! Il mio pc non è morto!  La connessione andava e la luce non è saltata!🙂
L’ansia era a mille e piú pubblicavano le foto dell’aula universitaria piena di ragazzi e piú sudavo freddo. Peró bene, tutto è andato molto bene ed io ringrazio ONG 2.0 per il mio momento di “fama” internazionale!

e poi, come se non bastasse, il giorno dopo è uscito persino un articolo su Repubblica!!!

La cooperazione è cambiata. #aggiornalavaligia

Inoltre aggiungerei:

.. mi raccomando mangia! Vedi di farti sentire!
Qualsiasi cosa dì che sei un militare italiano…!
Speriamo sia la volta buona che decidi cosa fare nella vita!…salutami gli Stati Uniti!
Attenta ai narcotrafficanti! Non metterti con un narcotrafficante!!
Non mi portare cianfrusaglie dalla Colombia!

E mentre lotto con i miei colleghi colombiani per spiegare loro come utilizzare i drive di google invece di inviarmi mille mail con allegati, stanotte alle 4 mie, o meglio alle 11 di mattina vostre, io e le mie occhiaie parteciperemo allegramente a questo super evento!

Se ce la posso fare io, voi non avete nessuna scusa!🙂

Con Ong 2.0 #aggiornalavaligia. La cooperazione è cambiata!

E poi ci sono persino i KIT del Cooperante!
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Scambio culturale con comunità indigene.

IMG_20140611_072058Direttore:” Vale ti andrebbe di accompagnare un gruppo in Ecuador per uno scambio culturale tra comunità indigene?

Io: ” Si, certo, senz’altro!”

Direttore:” Benissimo parti stanotte alle 3!”

Io:”…0_o…”

_MG_3045Accompagnata da 45 persone, tra contadini e indigeni Quichuas Karanquis, Quillasingas e Pastos, inizia così il nostro tour per l’Ecuador, tra esperienze e antiche tradizioni.

Prima tappa: la comunità indigena di San Clemente “Pukyu Pamba”.IMG_20140612_082919

San Clemente é una piccola comunitá della regione di Imbabura, vicino a Ibarra, a nord dell’Ecuador a circa 2890 metri slm.

A partir dall’anno 2000, Laura e Manuel Guatemal hanno deciso di creare un progetto di ecoturismo comunitario basato sui seguenti principi: ecologia, solidarietà e rispetto per la natura attraverso la adoraziona alla “Pachamama”, ossia alla Madre Terra.

Da circa 15 anni accolgono gruppi di turisti interessati a vivere con le famiglie della comunità, mostrando loro antiche tradizioni e stili di vita. Assieme a loro è possibile preparare le “Arepas en cayana” (panini di mais cotti nel forno a legna), macinare sulla pietra lavica l’ “Ajì” (una salsa piccante che mettono sopra le patate bollite, a base di peperoncino, cipolle e coriandolo), o imparare a decorare a mano le colorate fantasie locali.

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Il posto merita decisamente una visita e l’aria che si respira è di estrema tranquillità e pace.

Appena arrivati ogni famiglia della comunità ha preparato un piatto speciale della loro terra e ci hanno offerto un pranzo conviviale nella parte centrale della comunità.

Nel pomeriggio si è parlato di agro-ecologia , prodotti naturali, ciclo solare e ciclo lunare e tecniche di medicina naturale.

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La sera hanno organizzato una replica della celebrazione del Inti-Raymi, (la festa del sole), una antica festa religiosa andina che si festeggia durante il solstizio d’inverno con musica dal vivo, strumenti e vestiti locali.  Tutti noi, abbiamo indossato il vestito locale, una gonna semi-lunga decorata a mano con una maglia dello stesso decoro (stile bomboniera) e una coperta sulle spalle rigorosamente col nodo sulla sinistra per le donne sposate e sulla destra per le “single”…(diciamo che oltre alle bambine, io ero l’unica non ammaritata…) e sono iniziate le danze fino a tarda notte.

Piccolo aneddoto:  appena arrivati, ho espresso con piacere a Manuel( proprietario nonchè capo “comunità”) il mio apprezzamento per il posto e scherzando gli ho detto che sarei rimasta molto volentieri a vivere là. Ero sicura che avesse capito che scherzavo, però la sua faccia è cambiata totalmente. Sembrava proprio che qualcosa nella mia frase gli avesse dato molto fastidio. Solo successivamente, quando gli chiesi se aveva avuto figli, capì il perchè di questa faccia.

“Mio figlio – mi disse – …è stato rubato da una europea!”

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E’ calato  il silenzio… ed io quasi mi sono soffocata con l’arepa!

Manuel, con un sorrisetto un po’ rassegnato all’idea, ci ha spiegato che un paio di anni fa arrivò una turista tedesca che al principio doveva fermarsi solo un paio di giorni, ma che col passare del tempo andò posticipando e posticipando la sua  partenza fin quando non rimase lì per tre anni innamorandosi follemente di suo figlio e chiedendo loro la sua mano per portarselo con sè in Germania.

…non vi dico il mio imbarazzo…la classica scena dove incominci a guardare con gli occhi al cielo e a cercare una qualsiasi via di fuga.

Per fortuna, tutto si è risolto per il meglio. Manuel, (apparte la battuta iniziale) sembra aver accettato questo amore d’oltreoceano, per quanto non veda così di buon occhio l’uscita del ragazzo dalla comunità e da parte mia, non mi sono innamorata di nessun ragazzo Pukyu Pambino e sono rientrata in Colombia felice e contenta della mia esperienza.

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Seconda tappa: l’organizzazione di contadini e indigeni UNORCAC nella città di Cotacachi a 80 km a nord di Quito.

IMG_20140612_100834UNORCAC è una organizzazione di secondo grado nata negli anni 80 che si occupa di sviluppo di comunità contadine e indigene della zona con particolare attenzione all’agroecologia, alla sovranità alimentare e medicina tradizionale con una forte partecipazione delle donne indigene.

Unorcac, inoltre possiede un orto botanico con l’intento di mantenere vivi alcuni semi di piante officinali e ortaggi che col tempo e l’uso di pesticidi andrebbero persi.9

Ed infine vi presento Oscar, colui che mi ha salvata (con non so che erba), da una super crisi allergica mentre eravamo dentro l’orto botanico.

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Terza ed ultima tappa il mercato di Otavalo e la cascata de Peguche.

Devo ammettere che è stato un gran bel tour. Mai avrei pensato di poter mangiare così tante cose diverse, in così pochi giorni.

Ma la cosa che mi ha affascinato di più, è stato poter passare ore in autobus conoscendo e chiacchierando con  persone speciali che ogni giorno lottano per mantenere vive le loro tradizioni.

Prendersi cura di sé. Taller de autocuidado.

IMG_20140529_203641Ore 5 sveglia, capisco dove sono e che cosa devo fare, Pesto (il mio cane) per aiutarmi nel lavoro, ha pensato bene di lavarmi la faccia con la sua dolce lingua e tirarmi via le coperte a morsi (grazie Pesto per l’aiuto).

Preparo la colazione per me e per lui, facendo molta attenzione a non confonderle.

Mi vesto con tutti i miei sei strati di roba, perché qui in Nariño si passano le 4 stagioni in 24 ore.

Porto Pesto a fare i suoi bisogni e ci sono. Pronta a partire per due giorni di “scuola per la cura di sé stessi!”

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Ore 6, in perfetto orario, suona il clacson della buseta dell’Adc.

Zaino, stivali, acqua e fazzoletti. Ho tutto posso partire!

Direzione la Riserva Naturale del Vicundo, nell’estremo sud della laguna della Cocha. A circa un’ora di macchina da Pasto e mezz’ora in lancia.

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Due giorni intensivi di formazione con il Dott. José Pineda Vitelio, del Salvador, da quasi 30 anni in giro per il mondo alla scoperta di erbe e spezie medicinali come cura e benessere del nostro corpo.

La buseta avvisa dell’arrivo a suon di clakson, i contadini scendono di corsa con le loro borse piene di ortaggi, spezie e frutti locali. Piano piano la buseta va riempendosi di persone profumi e sorrisi.

Impieghiamo all’incirca due ore per poter recuperare tutti i partecipanti al taller. 34 campesinos e 10 bambini, sparsi nelle frazioni intorno alla laguna.IMG_20140527_093433

IMG_20140527_093801Arriviamo nella spiaggia del Romerillo (una frazione della laguana della Cocha) ed in lancia raggiungiamo la Riserva del Vicundo, immersa nel verde e lontana da ogni tipo di contatto con la civiltà.

 

Durante il viaggio in lancia, notiamo sui monti vari focolari, per quanto con il lavoro di Adc le cose siano molto cambiate, é ancora alquanto diffusa la pratica delle carbonaie, attivitá altamente dannosa per l’ecosistema dell’Encano. Mi fa piacere, peró, vedere come la maggiorparte delle persone si rendano conto della gravitá della situazione.

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Inizia il corso e con lui anche “la crisi”. Immaginate 35 contadini abituati a mangiare tutti i giorni, riso, platano e uova fritte  (mattina, pranzo, cena) e nelle pause a bere zucchero con caffé (perché la quantitá di zucchero è maggiore rispetto a quella del caffé) e panini a base di margarina, a doversi nutrire per due giorni, esclusivamente degli ortaggi presenti nel loro orto.IMG_20140527_131814
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Insalata, carote, patate, spinaci, bietole, ananas, papaya, chilacuan e decide di piante aromatiche.

Inizia il workshop.

Il Dott. Vitelio parla dell’importanza di poter offrire una varietà alla nostra dieta. Spiega le principali malattie e sintomi derivanti dall’uso abbondante, nel caso lor giornaliero, di latte, riso, sale e zucchero.

Fa un calcolo veloce della spesa annuale che ogni famiglia deve sopportare per il consumo di questi prodotti…e detto tra noi, equivale ad un viaggio andata e ritorno per l’Europa!IMG_20140527_133601

Pranzo e cena a base di erbe e ortaggi, prima di dormire una buona zuppetta di avena, colazione con 4 bicchieri di acqua calda e papaya, risultato quando inizia il secondo giorno di lezione, più di metà del gruppo è in bagno. Come dice il dottore a ” purificarsi”.

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Qualcuno che cerca disperatamente un contatto con la civiltà …

 

 

 

Che abbia inizio il secondo giorno di lezione:

La Riflessiologia ed i punti strategici del nostro corpo!IMG_20140528_103315      IMG_20140528_103404 IMG_20140528_103332

Inizia finalmente la fase dei massaggi. A coppie, con oli essenziali ci massaggimo a vicenda mani e piedi. Il dottore ci spiega che premendo delicatamente alcuni punti si può capire se abbiamo organi infiammati dall’utilizzo eccessivo di certi cibi o bevande.

Io risulto da ricovero immediato…!Simpatico il dottore…!

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Il taller si conclude nel tardo pomeriggio, più o meno, tutti sopravvissuti.IMG_20140528_161154

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Riaccompagnamo tutti i partecipanti, ma prima di rientrare a Pasto city, in compagnia di Cristina ed il Dottore, ci concediamo un bel birrozzo con patatine fritte! Alla faccia della purificazione.

 

No all’uso delle palme nella Domenica delle Palme.

ImmagineIn questi mesi sono tante le cose che abbiamo fatto e visto. La primissima è stata quella di partecipare alla campagna di protezione per la palma da cera durante la domenica delle palme, dell’ Encano nella laguna della Cocha.

Sinceramente non ci avevo mai pensato che la palma fosse una pianta in via d’estinzione, anzi, quando facevo gli scout, passavo le settimane precedenti a intrecciare palme da vendere fuori dalla chiesa come autofinanziamento .

ADC, invece, è da ben dodici anni, che realizza azioni di sensibilizzazione ambientale per la conservazione di questa preziosa pianta e in cambio promuove l’utilizzo di piante aromatiche quali alloro, rosmarino e prezzemolo.

Risultato: una chiesa profumatissima piena di belle signore che invece di portare un ramo, hanno sdradicato la pianta intera! ahaha

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I gruppi di “Herederos del Planeta”, regalavano a tutti piantine per poterle poi ripiantare nelle loro proprietà.

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 ed il nostro compito principale era quello di fare da security alle panche della chiesa (stile concerto di Madonna)DSC_0849

e servire il “refrigerio” (lo snack) a tutti i gli Herederos che partecipavano allo spettacolo di intrattenimento post messa: panino con formaggio, coscia di pollo, popcorn e patate bollite con salsa piccante per tutti.DSC01914

 

 

 

 

 

 

 

C come Casa

l'arrivoEbbene si, sono quasi tre mesi che siamo arrivate a Pasto ed io ancora non vi ho raccontato nulla…che danno!

carnaval-de-negros-y-blancos-2014Viviamo a Pasto, capoluogo del Nariño, nel sud della Colombia, a due ore dall’Ecuador. Pasto è una città di un 1.600.000 abitanti, la maggior parte proveniente dalle comunità campesine (contadine) locali. Sorge alla base del vulcano Galera, a quanto pare uno dei più attivi al mondo e sulla quale si affaccia la finestra di casa mia…molto bene…

Pasto è conosciuta quasi esclusivamente per il suo Carneval de Blancos y Negros, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per il resto è principalmente una città di passaggio e connessione tra la Colombia e l’Ecuador.

Chiara ed io lavoriamo per ADC (Asociación para el Desarrollo Campesino) una ong che da circa 35 anni porta avanti processi di sviluppo e appoggio alle comunitá contadine con l’obiettivo di creare percorsi di autogestione comunitaria  e benessere locale. In particolare ci occupimo di : sovranitá alimentare e conservazione della biodiversitá; organizzazione e gestione del benessere locale; Herederos del Planeta (14 gruppi giovanili di ragazzi); sistemi di informazione e comunicazione popolare. Tutto interessantissimo e bellissimo se non fosse che siamo solo otto persone, ad occuparci di tutto ció. logo_adc_thumb

Lavoriamo in media 9 ore al giorno, sabati e domeniche il piú delle volte compresi, e piú della metá del nostro tempo lo passiamo sul campo in visita alle differenti comunitá.

Visto cosí penserete: “Sfruttamento totale!” Ed invece no!

Perché, apparte la stanchezza fisica, ogni giorno imparo mille cose nuove, conosco persone incredibili con storie assurde e mi metto alla prova in nuove esperienze ed attivitá.

Ogni primo lunedí del mese facciamo una riunione per stabilire il calendario di attivitá che andremo a svolgere durante il mese. Non vi sto neanche a spiegare che è come giocare a tetris con le ore del giorno ed a volte anche della notte…

casetta wilsonIl primo mese, siamo state ospiti a casa di Wilson, fratello di Marta (la nostra titolare). Casa sua si trovava all’interno di un complesso di case, (tipo mini quartiere chiuso), con dentro due o tre alimentari e un servizio di sicurezza 24 ore su 24. A me piaceva perchè non c’era assolutamente traffico, a Chiara, invece, non piú di tanto perchè si sentiva chiusa.

Wilson è un direttore di orchestra che dedica le sue giornate ad aiutare attraverso la musica, una trentina di ragazzini di un paese sopra Pasto, rinomato per la sua elevata criminalitá minorile.

Da due mesi a questa parte, invece, viviamo nell’appartamento di famiglia dove Marta e Wilson sono nati e cresciuti, in un quartiere un po’ piú popolare e non proprio in centro. La casa è molto grande e spaziosa, con una sala ed una terrazza,  unico problema, il traffico. Da quando stanno aggiustando la via principale, tutte le macchine sono costrette a passare sotto casa nostra ed i primi giorni ci sembrava di dormire in autostrada. Ora per fortuna ci siamo piú o meno abituate.nelly family

E questa, in mezzo a noi, é Nelly, la nostra super vicina di casa! Qualsiasi cosa o problema, Nelly é la nostra soluzione. Da quando abbiamo scoperto che è sarta ci ha giá cucito mezza casa (tende, borse, collare del cane ecc..)

Lei è la classica vicina (da film) che ti vede arrivare da lavoro tardi e cinque minuti dopo ti suona alla porta con un piatto con la cena pronta. Magnifica!

Grazie a noi ha scoperto la bontá della cioccolata fondente  ed è ormai diventata la nostra moneta corrente.